iniziative

Passione per Cremona e i diritti fondamentali dell’uomo

locandina convegno

I diritti fondamentali dell’uomo in un mondo in continuo movimento: un convegno che ha visto la presenza, a Cremona, del Premio Nobel per la Pace 2015, Abdelaziz Essid accanto ad altri prestigiosi professionisti del mondo giuridico nazionale.

Come associazione di cittadinanza attiva per Cremona, è stato davvero un onore poter fornire un contributo a una serie d’interventi di alto profilo e levatura internazionale.

Le dichiarazioni di M. Essid davanti a una platea numerosa fanno riflettere molto. La sua comunicativa è inoltre contagiosa, le sue parole si depositano in un silenzio di ammirazione.

 

Abdelaziz Essid a Cremona, Sala Maffei 8 novembre 2019

«Sono nato in una regione povera, dove c’è solo sabbia e sole, nel sud della Tunisia. Il confine con la Libia è vicino e quando è esplosa la guerra civile libica abbiamo accolto più di un milione di profughi. Non abbiamo mai pensato di chiudere le frontiere. Li abbiamo accolti perché siamo esseri umani, abbiamo condiviso la nostra terra con loro. Questo senso di umanità dovrebbe guidare anche l’Occidente nella risoluzione della questione libica: a poche centinaia di chilometri dalla Sicilia si verificano le peggiori atrocità, lo Stato si è dissolto e tutto questo non può essere ignorato. Tutti i paesi del Mediterraneo e l’Europa non potranno essere tranquilli se questo conflitto alle porte del continente è destinato a proseguire.»

L’approccio di M. Essid alla lotta contro il terrorismo è lucido e basato sul concetto di stato di diritto.

«È necessario lottare contro il terrorismo. Bisogna sempre essere attenti ai nostri valori, non lasciare che le fobie create dalle fake news o da stati potenti che diffondono un sentimento di rifiuto dell’altro ci possiedano. Se si vuole essere solidali nella nostra guerra contro il terrorismo, è necessario sapere distinguere tra il criminale e la vittima. Il terrorismo è tutelato da interessi che legano il petrolio delle monarchie del Golfo alle potenze occidentali. I terroristi manipolano l’interpretazione del Corano, le nostre religioni sgorgano dalla stessa fonte. Il dialogo è l’unica via, insieme al rispetto della legalità e delle procedure dello Stato di diritto. Non dobbiamo rispondere alla barbarie con altre barbarie.»

Il nostro contributo, come Associazione di cittadinanza attiva, è consistito nel fornire un supporto letterario ai temi trattati. Non è stato semplice scegliere testi dedicati ai diritti fondamentali dell’uomo poiché la letteratura ne ha regalati tanti nell’arco dei secoli, centrati sul tema della tolleranza, sulla diversità concepita come una ricchezza culturale e sociale, anche sull’immigrazione.

Abbiamo optato per un brano tratto da Il razzismo spiegato a mia figlia di Ben Jelloun, libro e autore noti a tutti.

Scrittore francofono, nato a Fès, vissuto in seguito a Tangeri e Rabat dove ha studiato filosofia, in seguito emigrato in Francia, a Parigi, città in cui vive tuttora, Ben Jelloun è attualmente l’autore contemporaneo francese più tradotto al mondo.

Il libro è stato pubblicato nel 1997 e ha quindi oggi ventidue anni, ma non è affatto datato poiché offre riflessioni essenziali e fondamentali sulla condizione umana e va ben oltre la cronaca e il contingente.

In estrema sintesi, il libro propone un dialogo tra padre e figlia, lo stesso Ben Jelloun e la figlia Mérième. Come l’autore spiega nell’introduzione, ha pensato di scrivere questo libro dopo avere partecipato, il 22 febbraio 1997, a una manifestazione contro la legge Debré, discriminatoria nei confronti degli stranieri residenti in Francia. Sua figlia Mérième, che allora aveva dieci anni, era con lui. Bambina molto intelligente e curiosa, ha iniziato a porgli domande non solo sul razzismo, ma anche sul pregiudizio contro gli stranieri e i cosiddetti “diversi “, la discriminazione in nome di una presunta superiorità, su tolleranza e intolleranza, accettazione, convivenza civile, su valori quindi che non hanno tempo.

Le spiega che il razzismo non riguarda solo i bianchi contro i neri, ma anche il contrario, i neri verso i bianchi, gli ebrei verso gli arabi, gli arabi verso gli ebrei: l’intolleranza, che sfocia nella xenofobia, può esplodere anche in chi ne è stato vittima. «Il fatto di avere subito un’ingiustizia non rende per forza giusti». Egoismo, paura, vigliaccheria, ignoranza sono le cause principali di un atteggiamento di disconoscimento dell’altro che Ben Jelloun definisce «nonsenso».

Il razzismo spiegato a mia figlia è stato rieditato nel 2010 con l’aggiunta di una splendida Prefazione, che contiene una lettera alla figlia Mérième ormai cresciuta, e nel 2018 in un’edizione ancora più completa.

Al convegno, abbiamo proposto due parti brevi tratte dalla prima e della seconda edizione in cui si riflette sul rispetto, con pensieri di grandissima attualità, lettura consegnata alla voce di Massimiliano Pegorini accompagnato al violino da Angela Alessi, in un’esibizione di alto livello.

– 𝘈𝘭𝘭𝘰𝘳𝘢, 𝘤𝘩𝘦 𝘴𝘪 𝘱𝘶𝘰̀ 𝘧𝘢𝘳𝘦?
– 𝘐𝘮𝘱𝘢𝘳𝘢𝘳𝘦. 𝘌𝘥𝘶𝘤𝘢𝘳𝘴𝘪. 𝘙𝘪𝘧𝘭𝘦𝘵𝘵𝘦𝘳𝘦. 𝘊𝘦𝘳𝘤𝘢𝘳𝘦 𝘥𝘪 𝘤𝘢𝘱𝘪𝘳𝘦 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘰, 𝘥𝘪𝘮𝘰𝘴𝘵𝘳𝘢𝘳𝘴𝘪 𝘤𝘶𝘳𝘪𝘰𝘴𝘪 𝘥𝘪 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘰 𝘤𝘪𝘰̀ 𝘤𝘩𝘦 𝘴𝘪 𝘳𝘪𝘧𝘦𝘳𝘪𝘴𝘤𝘦 𝘢𝘭𝘭’𝘶𝘰𝘮𝘰, 𝘤𝘰𝘯𝘵𝘳𝘰𝘭𝘭𝘢𝘳𝘦 𝘪 𝘱𝘳𝘰𝘱𝘳𝘪 𝘪𝘴𝘵𝘪𝘯𝘵𝘪 𝘱𝘳𝘪𝘮𝘢𝘳𝘪, 𝘭𝘦 𝘱𝘳𝘰𝘱𝘳𝘪𝘦 𝘱𝘶𝘭𝘴𝘪𝘰𝘯𝘪…
– 𝘊𝘰𝘴’𝘦̀ 𝘶𝘯𝘢 𝘱𝘶𝘭𝘴𝘪𝘰𝘯𝘦?
– 𝘌̀ 𝘭’𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘥𝘪 𝘴𝘱𝘪𝘯𝘨𝘦𝘳𝘦, 𝘥𝘪 𝘵𝘦𝘯𝘥𝘦𝘳𝘦 𝘢 𝘶𝘯 𝘰𝘣𝘪𝘦𝘵𝘵𝘪𝘷𝘰 𝘪𝘯 𝘮𝘰𝘥𝘰 𝘯𝘰𝘯 𝘳𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘢𝘭𝘦. 𝘋𝘢 𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵𝘢 𝘱𝘢𝘳𝘰𝘭𝘢 𝘥𝘦𝘳𝘪𝘷𝘢 “𝘳𝘦𝘱𝘶𝘭𝘴𝘪𝘰𝘯𝘦”, 𝘤𝘩𝘦 𝘦̀ 𝘭’𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘤𝘰𝘯𝘤𝘳𝘦𝘵𝘢 𝘥𝘪 𝘳𝘦𝘴𝘱𝘪𝘯𝘨𝘦𝘳𝘦 𝘪𝘭 𝘯𝘦𝘮𝘪𝘤𝘰, 𝘥𝘪 𝘤𝘢𝘤𝘤𝘪𝘢𝘳𝘦 𝘧𝘶𝘰𝘳𝘪 𝘲𝘶𝘢𝘭𝘤𝘶𝘯𝘰. 𝘙𝘦𝘱𝘶𝘭𝘴𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘷𝘶𝘰𝘭𝘦 𝘢𝘯𝘤𝘩𝘦 𝘥𝘪𝘳𝘦 𝘥𝘪𝘴𝘨𝘶𝘴𝘵𝘰. 𝘌𝘴𝘱𝘳𝘪𝘮𝘦 𝘶𝘯 𝘴𝘦𝘯𝘵𝘪𝘮𝘦𝘯𝘵𝘰 𝘮𝘰𝘭𝘵𝘰 𝘯𝘦𝘨𝘢𝘵𝘪𝘷𝘰.
– 𝘊𝘰𝘮𝘣𝘢𝘵𝘵𝘦𝘳𝘦 𝘤𝘰𝘮𝘦?
– 𝘐𝘯𝘵𝘢𝘯𝘵𝘰, 𝘪𝘮𝘱𝘢𝘳𝘢𝘳𝘦 𝘢 𝘳𝘪𝘴𝘱𝘦𝘵𝘵𝘢𝘳𝘦. 𝘐𝘭 𝘳𝘪𝘴𝘱𝘦𝘵𝘵𝘰 𝘦̀ 𝘦𝘴𝘴𝘦𝘯𝘻𝘪𝘢𝘭𝘦. 𝘋’𝘢𝘭𝘵𝘳𝘢 𝘱𝘢𝘳𝘵𝘦 𝘭𝘢 𝘨𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘯𝘰𝘯 𝘱𝘳𝘦𝘵𝘦𝘯𝘥𝘦 𝘭’𝘢𝘮𝘰𝘳𝘦, 𝘮𝘢 𝘥𝘪 𝘦𝘴𝘴𝘦𝘳𝘦 𝘳𝘪𝘴𝘱𝘦𝘵𝘵𝘢𝘵𝘢 𝘯𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘴𝘶𝘢 𝘥𝘪𝘨𝘯𝘪𝘵𝘢̀̀ 𝘶𝘮𝘢𝘯𝘢. 𝘙𝘪𝘴𝘱𝘦𝘵𝘵𝘢𝘳𝘦 𝘷𝘶𝘰𝘭 𝘥𝘪𝘳𝘦 𝘢𝘷𝘦𝘳𝘦 𝘳𝘪𝘨𝘶𝘢𝘳𝘥𝘰 𝘦 𝘤𝘰𝘯𝘴𝘪𝘥𝘦𝘳𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦. 𝘝𝘶𝘰𝘭 𝘥𝘪𝘳𝘦 𝘴𝘢𝘱𝘦𝘳𝘦 𝘢𝘴𝘤𝘰𝘭𝘵𝘢𝘳𝘦. 𝘓𝘰 𝘴𝘵𝘳𝘢𝘯𝘪𝘦𝘳𝘰 𝘯𝘰𝘯 𝘳𝘦𝘤𝘭𝘢𝘮𝘢 𝘢𝘮𝘰𝘳𝘦 𝘦 𝘢𝘮𝘪𝘤𝘪𝘻𝘪𝘢, 𝘮𝘢 𝘳𝘪𝘴𝘱𝘦𝘵𝘵𝘰. 𝘓’𝘢𝘮𝘰𝘳𝘦 𝘦 𝘭’𝘢𝘮𝘪𝘤𝘪𝘻𝘪𝘢 𝘱𝘰𝘴𝘴𝘰𝘯𝘰 𝘷𝘦𝘯𝘪𝘳𝘦 𝘥𝘰𝘱𝘰, 𝘲𝘶𝘢𝘯𝘥𝘰 𝘤𝘪 𝘴𝘪 𝘤𝘰𝘯𝘰𝘴𝘤𝘦 𝘮𝘦𝘨𝘭𝘪𝘰 𝘦 𝘤𝘪 𝘴𝘪 𝘢𝘱𝘱𝘳𝘦𝘻𝘻𝘢. 𝘔𝘢 𝘪𝘯 𝘱𝘢𝘳𝘵𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘯𝘰𝘯 𝘣𝘪𝘴𝘰𝘨𝘯𝘢 𝘢𝘷𝘦𝘳𝘦 𝘢𝘭𝘤𝘶𝘯 𝘨𝘪𝘶𝘥𝘪𝘻𝘪𝘰 𝘱𝘳𝘦𝘤𝘰𝘯𝘤𝘦𝘵𝘵𝘰. 𝘐𝘯 𝘢𝘭𝘵𝘳𝘦 𝘱𝘢𝘳𝘰𝘭𝘦, 𝘯𝘦𝘴𝘴𝘶𝘯 𝘱𝘳𝘦𝘨𝘪𝘶𝘥𝘪𝘻𝘪𝘰.
(Ben Jelloun, ‘Il razzismo spiegato a mia figlia’, 1997)

𝘭𝘦𝘵𝘵𝘦𝘳𝘢 𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘧𝘪𝘨𝘭𝘪𝘢 𝘔𝘦́𝘳𝘪𝘦̀𝘮𝘦
𝘐𝘭 𝘳𝘪𝘴𝘱𝘦𝘵𝘵𝘰 𝘢𝘭𝘵𝘳𝘰 𝘯𝘰𝘯 𝘦̀ 𝘤𝘩𝘦 𝘶𝘯𝘢 𝘨𝘳𝘢𝘯𝘥𝘪𝘰𝘴𝘢 𝘶𝘮𝘪𝘭𝘵𝘢̀̀ 𝘤𝘩𝘦 𝘧𝘢 𝘴𝘪̀ 𝘤𝘩𝘦 𝘭’𝘶𝘮𝘢𝘯𝘪𝘵𝘢̀̀ 𝘱𝘳𝘦𝘯𝘥𝘢 𝘴𝘦𝘯𝘴𝘰
𝘐𝘭 𝘳𝘪𝘴𝘱𝘦𝘵𝘵𝘰 𝘴𝘵𝘢 𝘯𝘦𝘭𝘭’𝘢𝘯𝘥𝘢𝘳𝘦 𝘷𝘦𝘳𝘴𝘰 𝘨𝘭𝘪 𝘢𝘭𝘵𝘳𝘪, 𝘤𝘩𝘦 𝘴𝘪𝘢𝘯𝘰 𝘪𝘯 𝘱𝘦𝘳𝘪𝘤𝘰𝘭𝘰, 𝘪𝘯 𝘤𝘰𝘯𝘥𝘪𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘥𝘪 𝘱𝘰𝘷𝘦𝘳𝘵𝘢̀ 𝘰 𝘥𝘪 𝘣𝘪𝘴𝘰𝘨𝘯𝘰, 𝘦 𝘵𝘦𝘯𝘥𝘦𝘳𝘦 𝘭𝘰𝘳𝘰 𝘭𝘢 𝘮𝘢𝘯𝘰
𝘐𝘭 𝘳𝘪𝘴𝘱𝘦𝘵𝘵𝘰 𝘴𝘵𝘢 𝘯𝘦𝘭 𝘱𝘦𝘯𝘴𝘢𝘳𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘴𝘪𝘢𝘮𝘰 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘪 𝘥𝘪𝘷𝘦𝘳𝘴𝘪 𝘦𝘱𝘱𝘶𝘳𝘦 𝘴𝘪𝘮𝘪𝘭𝘪
𝘊𝘩𝘦 𝘶𝘯 𝘶𝘰𝘮𝘰 𝘦𝘲𝘶𝘪𝘷𝘢𝘭𝘦 𝘢 𝘶𝘯 𝘢𝘭𝘵𝘳𝘰, 𝘲𝘶𝘢𝘭𝘶𝘯𝘲𝘶𝘦 𝘴𝘪𝘢 𝘭𝘢 𝘴𝘶𝘢 𝘴𝘵𝘢𝘻𝘻𝘢, 𝘪𝘭 𝘤𝘰𝘭𝘰𝘳𝘦 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘱𝘦𝘭𝘭𝘦, 𝘭𝘢 𝘭𝘪𝘯𝘨𝘶𝘢 𝘤𝘩𝘦 𝘱𝘢𝘳𝘭𝘢, 𝘭𝘢 𝘧𝘦𝘥𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘱𝘳𝘢𝘵𝘪𝘤𝘢, 𝘪𝘭 𝘥𝘶𝘣𝘣𝘪𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘤𝘰𝘭𝘵𝘪𝘷𝘢, 𝘪𝘭 𝘥𝘦𝘴𝘪𝘥𝘦𝘳𝘪𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘪𝘯𝘴𝘦𝘨𝘶𝘦, 𝘪𝘭 𝘭𝘢𝘷𝘰𝘳𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘧𝘢, 𝘭𝘢 𝘧𝘰𝘭𝘭𝘪𝘢 𝘤𝘩𝘦 𝘣𝘳𝘢𝘯𝘥𝘪𝘴𝘤𝘦 𝘰 𝘭𝘢 𝘴𝘢𝘨𝘨𝘦𝘻𝘻𝘢 𝘤𝘩𝘦 𝘢𝘯𝘵𝘦𝘱𝘰𝘯𝘦 𝘢 𝘲𝘶𝘢𝘭𝘴𝘪𝘢𝘴𝘪 𝘤𝘰𝘴𝘢.
𝘐𝘭 𝘳𝘪𝘴𝘱𝘦𝘵𝘵𝘰, 𝘧𝘪𝘨𝘭𝘪𝘢 𝘮𝘪𝘢, 𝘦̀ 𝘶𝘯 𝘥𝘰𝘷𝘦𝘳𝘦 𝘥𝘪 𝘰𝘨𝘯𝘪 𝘦𝘴𝘴𝘦𝘳𝘦
𝘗𝘦𝘳𝘤𝘩𝘦́́ 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘪 𝘢𝘣𝘣𝘪𝘢𝘮𝘰 𝘣𝘪𝘴𝘰𝘨𝘯𝘰 𝘥𝘪 𝘦𝘴𝘴𝘦𝘳𝘦 𝘳𝘪𝘴𝘱𝘦𝘵𝘵𝘢𝘵𝘪 𝘱𝘦𝘳 𝘷𝘪𝘷𝘦𝘳𝘦 𝘦 𝘧𝘢𝘳𝘦 𝘤𝘰𝘴𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘰𝘯𝘰𝘳𝘪𝘯𝘰 𝘭’𝘶𝘮𝘢𝘯𝘪𝘵𝘢̀̀.
(Ben Jelloun, ‘Il razzismo spiegato a mia figlia’, ed. 2010)

A seguire, una riflessione personale di Primula Bazzani, che si sviluppa in immagini e flash, su come i bambini siano in grado di vincere gli stereotipi e superare le sovrastrutture mentali e sociali poiché ne sono privi. L’auspicio è che possano vivere in futuro, da adulti, in un clima migliore del nostro attuale.

𝘈𝘙𝘔𝘖𝘕𝘐𝘖𝘚𝘌 𝘐𝘕𝘝𝘌𝘙𝘚𝘐𝘖𝘕𝘐

𝘈𝘬𝘪𝘯 𝘨𝘪𝘰𝘤𝘢 𝘯𝘦𝘭𝘭’𝘢𝘤𝘲𝘶𝘢 𝘱𝘶𝘵𝘳𝘪𝘥𝘢,
𝘎𝘪𝘰 𝘯𝘶𝘰𝘵𝘢 𝘯𝘦𝘪 𝘨𝘪𝘰𝘤𝘩𝘪 𝘱𝘳𝘰𝘧𝘶𝘮𝘢𝘵𝘪.

𝘈𝘬𝘪𝘯 𝘩𝘢 𝘯𝘦𝘨𝘭𝘪 𝘰𝘤𝘤𝘩𝘪 𝘴𝘱𝘢𝘻𝘪 𝘪𝘮𝘮𝘦𝘯𝘴𝘪
𝘥𝘪 𝘶𝘯 𝘤𝘪𝘦𝘭𝘰 𝘴𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘰𝘳𝘪𝘻𝘻𝘰𝘯𝘵𝘪,
𝘢𝘱𝘦𝘳𝘵𝘪 𝘢𝘪 𝘤𝘰𝘭𝘰𝘳𝘪 𝘥𝘦𝘪 𝘵𝘳𝘢𝘮𝘰𝘯𝘵𝘪.
𝘎𝘪𝘰 𝘨𝘶𝘢𝘳𝘥𝘢 𝘢𝘱𝘱𝘦𝘯𝘢 𝘰𝘭𝘵𝘳𝘦 𝘭𝘢 𝘧𝘪𝘯𝘦𝘴𝘵𝘳𝘢,
𝘱𝘳𝘰𝘵𝘦𝘵𝘵𝘰 𝘥𝘢 𝘶𝘯 𝘥𝘦𝘴𝘦𝘳𝘵𝘰 𝘥𝘪 𝘱𝘢𝘶𝘳𝘦 𝘢𝘥𝘶𝘭𝘵𝘦,
𝘭𝘢 𝘷𝘪𝘴𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘤𝘩𝘪𝘶𝘴𝘢 𝘢𝘭 𝘨𝘳𝘪𝘨𝘪𝘰 𝘥𝘦𝘭 𝘤𝘦𝘮𝘦𝘯𝘵𝘰.

𝘊𝘰𝘯 𝘴𝘤𝘢𝘳𝘱𝘦 𝘪𝘯 𝘱𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘶𝘮𝘢𝘯𝘢,
𝘈𝘬𝘪𝘯 𝘤𝘢𝘮𝘮𝘪𝘯𝘢 𝘴𝘶 𝘴𝘢𝘴𝘴𝘪 𝘥’𝘪𝘯𝘥𝘪𝘧𝘧𝘦𝘳𝘦𝘯𝘻𝘢
𝘪𝘯 𝘶𝘯𝘢 𝘱𝘳𝘪𝘨𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘴𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘴𝘣𝘢𝘳𝘳𝘦.
𝘎𝘪𝘰 𝘤𝘰𝘳𝘳𝘦 𝘤𝘰𝘯 𝘴𝘤𝘢𝘳𝘱𝘦𝘵𝘵𝘦 𝘮𝘢𝘥𝘦 𝘪𝘯 𝘉𝘢𝘯𝘨𝘭𝘢𝘥𝘦𝘴𝘩
𝘴𝘶 𝘢𝘪𝘶𝘰𝘭𝘦 𝘥𝘪 𝘷𝘦𝘳𝘥𝘦 𝘰𝘱𝘶𝘭𝘦𝘯𝘻𝘢,
𝘴𝘶𝘭𝘭’𝘢𝘵𝘵𝘦𝘯𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘥𝘪 𝘶𝘯𝘢 𝘭𝘪𝘣𝘦𝘳𝘵𝘢̀ 𝘷𝘪𝘨𝘪𝘭𝘢𝘵𝘢.

𝘈𝘬𝘪𝘯 𝘩𝘢 𝘧𝘢𝘮𝘦, 𝘧𝘰𝘳𝘴𝘦 𝘢𝘷𝘳𝘢̀ 𝘳𝘪𝘴𝘰 𝘦 𝘶𝘯 𝘱𝘰’ 𝘥𝘪 𝘱𝘢𝘯𝘦.
𝘎𝘪𝘰 𝘩𝘢 𝘴𝘶𝘭𝘭𝘢 𝘵𝘢𝘷𝘰𝘭𝘢 𝘢𝘯𝘤𝘩𝘦 𝘢𝘯𝘢𝘯𝘢𝘴 𝘦 𝘣𝘢𝘯𝘢𝘯𝘦.

𝘜𝘯 𝘨𝘪𝘰𝘳𝘯𝘰, 𝘪𝘭 𝘱𝘢𝘭𝘭𝘰𝘯𝘦 𝘥𝘪 𝘎𝘪𝘰 𝘪𝘯𝘤𝘰𝘯𝘵𝘳𝘢
𝘭𝘦 𝘨𝘢𝘮𝘣𝘦 𝘥𝘪 𝘈𝘬𝘪𝘯 𝘴𝘶𝘭𝘭𝘦 𝘣𝘪𝘢𝘯𝘤𝘩𝘦 𝘴𝘱𝘪𝘢𝘨𝘨𝘦 𝘥𝘪 𝘔𝘢𝘭𝘪𝘯𝘥𝘪.
𝘕𝘰𝘯 𝘦̀ 𝘪𝘯 𝘱𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘥𝘪 𝘤𝘢𝘯𝘨𝘶𝘳𝘰,
𝘦̀ 𝘶𝘯 𝘱𝘢𝘭𝘭𝘰𝘯𝘤𝘪𝘯𝘰 𝘷𝘢𝘳𝘪𝘰𝘱𝘪𝘯𝘵𝘰
𝘤𝘩𝘦 𝘥𝘢𝘯𝘻𝘢 𝘭𝘦𝘨𝘨𝘦𝘳𝘰 𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘣𝘳𝘦𝘻𝘻𝘢 𝘥𝘦𝘭𝘭’𝘖𝘤𝘦𝘢𝘯𝘰
𝘦 𝘴𝘶𝘪 𝘱𝘪𝘦𝘥𝘪 𝘥𝘪 𝘶𝘯’𝘢𝘮𝘪𝘤𝘪𝘻𝘪𝘢.

𝘌̀ 𝘷𝘦𝘳𝘥𝘦 𝘤𝘰𝘮𝘦 𝘭𝘦 𝘪𝘳𝘪𝘥𝘪 𝘥𝘪 𝘎𝘪𝘰,
𝘢𝘳𝘢𝘯𝘤𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘤𝘰𝘮𝘦 𝘪 𝘵𝘳𝘢𝘮𝘰𝘯𝘵𝘪 𝘥𝘪 𝘈𝘬𝘪𝘯,
𝘣𝘭𝘶 𝘤𝘰𝘮𝘦 𝘭𝘦 𝘰𝘯𝘥𝘦 𝘥𝘦𝘭 𝘮𝘢𝘳𝘦,
𝘳𝘰𝘴𝘴𝘰 𝘤𝘰𝘮𝘦 𝘪𝘭 𝘴𝘢𝘯𝘨𝘶𝘦 𝘥𝘦𝘭 𝘤𝘶𝘰𝘳𝘦,
𝘨𝘪𝘢𝘭𝘭𝘰 𝘤𝘰𝘮𝘦 𝘪𝘭 𝘴𝘰𝘭𝘦 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘴𝘱𝘦𝘳𝘢𝘯𝘻𝘢,
𝘪𝘯𝘥𝘢𝘤𝘰 𝘤𝘰𝘮𝘦 𝘭’𝘦𝘭𝘦𝘷𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘥𝘦𝘭𝘭’𝘢𝘯𝘪𝘮𝘢.

𝘐𝘯 𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵𝘰 𝘵𝘦𝘮𝘱𝘰 𝘮𝘢𝘭𝘢𝘵𝘰 𝘥𝘪 𝘤𝘰𝘯𝘵𝘳𝘢𝘴𝘵𝘪,
𝘪 𝘣𝘢𝘮𝘣𝘪𝘯𝘪 𝘴𝘰𝘯𝘰 𝘢𝘳𝘤𝘰𝘣𝘢𝘭𝘦𝘯𝘪 𝘥𝘪 𝘢𝘳𝘮𝘰𝘯𝘪𝘰𝘴𝘦 𝘪𝘯𝘷𝘦𝘳𝘴𝘪𝘰𝘯𝘪.
(Primula Bazzani, Ma Bohème 2014)

 

 

 

 

iniziative

Abdelaziz Essid, premio Nobel par la Pace 2015: un’occasione per Cremona, un’opportunità per l’Associazione Passione per Cremona

Venerdì 8 e sabato 9 novembre, Cremona ha l’onore di ospitare un convegno di grande prestigio organizzato dalla Camera Penale di Cremona-Crema. Si svolgerà in due momenti: venerdì pomeriggio, la sessione è dedicata a cittadini e avvocati, sabato mattina agli studenti delle scuole superiori.

Noi di Passione per Cremona abbiamo accettato con entusiasmo l’invito a collaborare e ringraziamo sentitamente l’avvocata Mariateresa Pagliari, del Foro di Cremona, ideatrice del progetto, per averci coinvolti. È stata un’occasione importante per offrire la consulenza richiesta dall’organizzazione, desiderosa di corredare con riferimenti letterari gli interventi degli esperti sul tema dei “diritti fondamentali dell’uomo”. La vicepresidente dell’Associazione, Primula Bazzani, ha proposto il materiale che introdurrà nel corso del convegno di venerdì pomeriggio e sarà letto dall’attore cremonese Massimiliano Pegorini accompagnato al violino da Angela Alessi.

Un bel lavoro di équipe.

Accanto all’avvocato Alessio Romanelli del Foro di Cremona, presidente della Camera Penale di Cremona-Crema, saranno presenti relatori molto autorevoli: gli avvocati Guido Savio del Foro di Torino, socio dell’Associazione per gli Studi Giuridici sull’immigrazione, autore di pubblicazioni sulla rivista “Diritto, immigrazione e cittadinanza” del cui comitato di redazione è inoltre membro; Valerio Spigarelli, del Foro di Roma, dal 2010 al 2014 presidente nazionale dell’Unione delle Camere Penali, ora docente di Procedura Penale alla ‘Scuola di specializzazione per le professioni legali’ presso l’Università La Sapienza; la dott.ssa Paola Scevi, docente di Diritto Penale e direttrice del master in Diritto dell’immigrazione presso l’Università di Bergamo, la prima a istituire in Italia un corso di laurea in questa disciplina presso l’Università di Piacenza. Il giovane avvocato Hilarry Sedu, consigliere dell’Ordine degli avvocati di Napoli, parlerà agli studenti nella sessione del sabato mattina.

Come associazione di cittadinanza attiva per Cremona, è davvero un onore poter fornire un contributo a una serie d’interventi di alto profilo e levatura internazionale.

L’avvocato tunisino Abdelaziz Essid conferisce al convegno una portata ampia, cosmopolita e un livello di grande pregio. Presidente dell’Ordine degli avvocati tunisini, assieme ad altri componenti del “Quartetto per il dialogo nazionale in Tunisia”, nel 2015 è stato insignito del premio Nobel per la Pace, motivazione: «il contributo decisivo nella costruzione di una democrazia pluralista in Tunisia alla luce della rivoluzione dei Gelsomini del 2011. Il Quartetto è riuscito a creare un processo politico pacifico in un momento in cui la Tunisia era sull’orlo della guerra civile. E così ha messo il paese nelle condizioni di stabilire una costituzione e un sistema di governo che garantisca i diritti fondamentali a tutto il popolo tunisino indipendentemente dal genere, dal credo politico o dalla fede».

Componente di una delle quattro organizzazioni del Quartetto (Ordine nazionale degli avvocati di Tunisia, Unione generale tunisina del lavoro, Confederazione dell’industria, del commercio e dell’artigianato, Lega tunisina per i diritti dell’uomo) Abdelaziz Essid è stato fautore della transizione democratica del paese che ha messo fine a oltre vent’anni di potere di Ben Ali. Un risultato importantissimo è stato la ratifica della nuova Costituzione tunisina nel gennaio 2014.

Intervenuto alla conferenza dell’OUA (Organismo Unitario Avvocatura italiana) a Torino nel novembre 2015, Abdelaziz Essid ha ricordato così i terribili giorni del 2011:

«Il 14 gennaio 2011 il dittatore Ben Alì fugge. Lo Stato non esiste più. Il disastro è totale. Pochi hanno il coraggio di fare qualche cosa: non i politici, non le forze dell’ordine, non i giudici. Gli avvocati sì, tutti, senza divisioni. […] Gli avvocati pensano che è in gioco la libertà. Sono novemila avvocati su una popolazione di undici milioni e per la gran parte (due terzi) si sono schierati contro il regime per difendere la libertà e gli oppositori. …
Poi, la prima scintilla, e il popolo che scende nelle strade, e gli avvocati scendono anch’essi nelle strade con le loro toghe per essere baluardi di libertà, per proteggere i manifestanti. Ed è poetica l’immagine degli avvocati schierati in toga che si interpongono tra il popolo e le forze dell’ordine. […]
Il prezzo pagato è alto perché muoiono anche alcuni avvocati. Ma è un dovere essere presenti perché sempre si deve tutelare il diritto. Così ugualmente, quando vi è il terrorismo noi siamo in prima linea, sempre contro chi attenta al valore della libertà.
È stata una cosa straordinaria, eccezionale, questa avvocatura che ha avuto e ha il rispetto generale sancito dalla popolazione.
Dopo il 14 gennaio 2011, l’avvocatura è stata la locomotiva del cambiamento. […]
Il dialogo è un’idea.
Questo è stato il momento in cui abbiamo convocato tutti per il dialogo, per dire sì al confronto e no alla divisione e al sopruso, per difendere la società e diritti.
Così […] il paese ha vinto.
Abbiamo anche convinto il governo islamico eletto a dimettersi per rifare le elezioni, sempre e soltanto con il dialogo. È nostro dovere farlo.
Così è anche per il terrorismo che oggi incombe. Basta un attentato per distruggere il nostro paese, che vive e deve vivere sulla fiducia.
Dopo l’attentato del Bardo, avvocati italiani del Consiglio Nazionale Forense sono venuti a Tunisi, nei nostri giorni bui, per fare un convegno con noi. Penso che una parte del premio Nobel vada anche a voi.
Ora non chiediamo aiuto. È il tempo per chiedere solo solidarietà, come facenti parte della società civile e come avvocati per la mobilitazione globale del paese contro il terrorismo.
Partecipare tutti in questo disegno è necessario.»

Parole di cui fare tesoro.